Turismo, la migliore scelta per lo sviluppo

da Bass@no News – maggio/giugno 2008

“Veneto Marketing” e le nuove strategie/sinergie di valorizzazione del territorio. Punto di partenza, una spiccata identità locale e una forte immagine esterna.

Non più l’autarchica logica del campanile, che promuove le singole realtà, ma la proposta organica di un intero sistema territoriale. E’ questa la via obbligata per fare crescere il livello di attrazione del nostro contesto geografico e rivalutarne le incredibili risorse.

Per Luigi Weiss (Ipotesi sui Veneti, Treviso, 2003) il termine “Veneti” non indica un preciso ceppo etnico, ma è una denominazione generica per indicare un popolo che “si sposta” e “vende”. La considerazione che i Veneti del nostro territorio non siano da mettere in relazione con i Veneti sparsi in tutta l’Europa antica si accorda con l’evidenza archeologica, la memoria storiografica e la tradizione letteraria: quella di Veneti non sarebbe infatti che “la designazione di un genere, di un’impronta comune, di un tipo, al pari, ad esempio, di arii (nobili) e simili”*. Meno evidente è però la suggestione, proposta da Weiss, che il termine “Veneti” sia da porre in relazione con il germanico wandern (spostarsi, camminare), i latini venio (venire, ma anche vento, sempre in movimento) e veneo (essere messo, andare in vendita) e quindi con i “nostri” vendar e vendere. Una suggestione, si è detto, che torna alla mente osservando il comportamento economico del suo popolo: da Marco Polo alla delocalizzazione del modello Nordest, il Veneto si è sempre spostato, come il vento, per vendere. Ma, come il vento, anche il Veneto torna ora a ripercorrere le stesse strade, questa volta a ritroso, verso casa. Nasce infatti un fenomeno nuovo, che modifica le consuetudini e i vecchi modelli socio-economici, che coniuga i benefici dell’impresa con quelli della collettività, che vede il progresso economico in chiave sociale (maggiore vivibilità del territorio, maggiore benessere, maggiori infrastrutture). È la sfida del nuovo Veneto, che utilizza le regole del marketing nel processo di valorizzazione del territorio e di attrazione degli investimenti esterni. Si tratta di un modello che prende il nome di marketing territoriale e che muove i primi passi pure nella nostra città. Non è un caso se proprio qui, con il placet del Comune di Bassano, della Provincia di Vicenza e della Regione, si sia costituito un nuovo soggetto imprenditoriale, sorto proprio da queste premesse: connettere tecnologia e storia locale, cultura produttiva e del luogo”. Un nuovo soggetto al servizio del territorio: Veneto Marketing. Così il vento torna. Ma cos’è il marketing territoriale e perché a Bassano e nel Veneto non esistevano esperienze analoghe? Marketing territoriale non significa vendere città e territori al miglior offerente, anche se “vendere” è una discriminante fondamentale. Marketing territoriale significa valorizzazione di risorse e potenzialità (occulte o manifeste) di un sistema locale. Può sembrare paradossale nell’era della globalizzazione, ma solo a chi guardi al territorio in un’ottica (volutamente?) superficiale: quella che confonde la partigianeria del campanile con la promozione turistica, che sostituisce l’incremento di benefici sociali al clientelarismo politico. In realtà la sfida resta la competitività e la sostenibilità di uno sviluppo, ora però integrato in un sistema che non si qualifichi più come sfruttamento delle risorse di un territorio, ma come incremento della qualità della vita e attrazione di investimenti e di persone. È in uno scenario così modificato che il marketing territoriale rappresenta uno strumento necessario per raccordare offerta territoriale (aree, servizi pubblici, componenti materiali e immateriali) e domanda del territorio stesso (fabbisogni di servizi e infrastrutture da parte di residenti, imprese interne, investitori esterni, turismo). Ma, fatte queste premesse, come è possibile operare con gli strumenti del marketing in un territorio come il nostro? E cosa possono dare che non sia già stato dato dalla gestione avvenuta fino ad oggi? Partiamo dalla seconda domanda che, da quanto premesso, dovrebbe già apparire chiara. Il punto di partenza è il territorio bassanese e pedemontano, nel duplice aspetto in cui si declina: la sua spiccata identità locale e la sua forte immagine esterna. Nel proporre tale specificità il territorio non può più quindi rimanere parcellizzato in singole unità territoriali autarchiche (Bassano, Marostica, Romano, Nove e, andando oltre, Asolo, Cittadella, Castelfranco…), ma deve proporsi in una più stretta sinergia puntando sulla specificità del sistema locale e sulla sua spendibilità in termini di attrattiva.

Il divide et impera può servire giusto a qualche politico, ma non serve al territorio. Il nostro sistema locale deve di conseguenza giocare la sua partita sul binomio prodotto-territorio, sulla capacità cioè di rafforzare la differenziazione della produzione a  partire dalle specificità dei singoli territori, che ora lavorano uniti. Non si tratta più dell’asparago o della ciliegia, ma dell’asparago e della ciliegia, della Cuccagna dei Morosini e della Pissota, della Partita a Scacchi e della Ballata del Millennio. Ogni città, ogni evento, ogni manifestazione, con la propria specificità e il proprio bagaglio di valori, ma ciascuna con la possibilità di trarre beneficio dall’altra. L’identità non è dentro alle mura o nei cortili dei singoli municipi, l’identità è la nostra storia e la specificità di un’area è il suo carattere, ecco perché siamo partiti dalla definizione stessa della parola “Veneti”. Non si tratta quindi di “promuovere” in modo fine a se stesso, magari con tanta buona volontà, come fatto finora; l’obiettivo è ora quello di far crescere complessivamente il grado di attrazione di un contesto geografico, mediante l’attrazione di investimenti e il sostegno dello sviluppo locale, attraverso la valorizzazione delle risorse disponibili e la programmazione di interventi in grado di coinvolgere gli operatori economici e le professionalità locali. Si tratta di operare una sintesi per valorizzare quanto si sta già facendo in una logica integrata; non della vendita di un prodotto, ma di proporre l’identità di un territorio.

Resta da rispondere alla domanda da cui si è partiti: “come è possibile operare con gli strumenti del marketing nel nostro territorio?”. Lo abbiamo chiesto all’architetto Roberto Xausa, presidente di Veneto Marketing. “Il marketing territoriale -ci spiega- è una nuova strategia di mercato, che non significa solo proporre città storiche, realtà ambientali e produttive locali, ma soprattutto valorizzare le potenzialità ancora latenti di questa parte di Veneto che può riservare ancora profonde, inesplorate emozioni. Le nuove frontiere della competitività passano attraverso politiche di promozione economica che puntino a incrementare la qualità di vita e l’attrazione in loco di investimenti e capitali; in questo scenario il marketing territoriale rappresenta uno strumento necessario per centralizzare e raccordare l’offerta territoriale. La nuova sfida si giocherà infatti sul rapporto prodotto-territorio, nonché sulla capacità di rafforzare l’offerta in base alla specificità e alla vocazione dei singoli territori, in modo da aumentarne l’appeal e attrarre il turista”.

Quali sono gli obiettivi che si pone Veneto Marketing? La conoscenza e il collegamento con gli stakeholders del territorio permetteranno di realizzare e vendere pacchetti turistici, collegati a iniziative quali rassegne enogastronomiche, rievocazioni storiche, mostre, manifestazioni, fiere ed eventi di aziende pubbliche e private, operando con tutti gli attori del territorio: dagli affittacamere agli hotel più prestigiosi, dalle aziende private agli enti pubblici, che con le associazioni di categoria e gli altri enti territoriali saranno partner di tali iniziative, a partire dalla collaborazione fondamentale con il Comune di Bassano, la Provincia di Vicenza e la Regione Veneto, alleati preziosi nella partenza del nostro progetto.

Quali sono i primi passi della nuova società? L’affidamento dell’ospitalità prima, durante e dopo l’Adunata degli Alpini e la proposta commerciale dei pacchetti turistici per soggiornare sia a Bassano sia nei comuni contermini; la vendita dei pacchetti turistici relativi alla pista ciclabile della Via del Brenta, e la disponibilità di location esclusive per la realizzazione di meeting e presentazioni di prodotti da parte di aziende del territorio e non solo. Tali pacchetti, parte di un progetto più ampio di incoming territoriale, saranno costruiti tenendo conto di ogni singola realtà del territorio, dalla Valbrenta, alla fascia pedemontana, dall’Altopiano di Asiago, alle città dell’Esagono. Tante realtà e tante suggestioni a favore di un… turismo per scelta.