(Italiano) Farò crescere su Marte gli asparagi di BASSANO DEL GRAPPA.

Abbiamo incontrato l’uomo che nel 2008 scoprì l’acqua sul “pianeta rosso”

Barry G. Goldstein, scienziato della Nasa, è venuto in Italia per un convegno. Dice: “i vostri ortaggi si posso coltivare anche lassù. E io vi spiego come.”

Primavera 1609. dall’alto del Campanile di San Marco A Venezia, Glielo Galilei scrutò il cielo con un ‘perspiciullium’, uno strumento da lui inventato, l’antesignano del moderno cannocchiale. Fino ad allora le osservazioni astronomiche erano state fatte solo ad occhio nudo. Glielo grazie a quel rudimentale attrezzo, riuscì a ‘squarciare’ l’oscurità dello spazio.

Da allora sono trascorsi 400 anni, e oggi Barry G. Goldstein, responsabile della Nasa per la missione ‘Phoenix Mars Lander’, è arrivato a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. Barry è conosciuto nel mondo come “l’uomo che ha trovato l’acqua su Marte” e, in anteprima mondiale , ha presentato i risultati delle analisi effettuate dalla sonda automatica (rientrata sulla Terra a novembre 2008 dopo una spedizione durata sei mesi) sul suolo marziano. Ma perché in Italia, e perché proprio a Bassano?

“La risposta è molto semplice”, spiega Barry. “Nel 2007, un anno prima del lancio di Phoneix (in italiano Fenice, come il vostro celebrato teatro veneziano), ero nella basilica di Santa Croce a Firenze, per visitare la tomba di Galileo Galilei. Credo sia stato lui ad ispirare questa mia missione”. Visita dovuta, quindi, in segno di ringraziamento. Ma Bassano cosa centra? La risposta ha dell’incredibile. “C’entra, perché la sonda automatica che ha studiato il suolo marziano ha scoperto che il terreno di Marte non solo non è acido, come ci si aspettava, ma è particolarmente alcalino, proprio come quello di Bassano del Grappa, patria dell’asparago bianco D.O.P

Non a caso, il presidente del consorzio di tutela del pregiato ortaggio ha approfittato dell’occasione per regalare all’ingegnere della Nasa un vaso con dei semi di asparago. Per piantarli su Marte? “Perché no?”, dice Barry. “L’ipotesi di coltivare dei vegetali sul “pianeta rosso” è ancora lontana, ma è straordinario poterne parlare. Adesso sappiamo che su quel pianeta c’è tutto ciò che serve per lo sviluppo della vita organica”. Quindi, la presenza dei marziani potrebbe essere più che un’ipotesi.. Barry ride e ci mostra un’immagine del filmato della sua missione: sul sole di Marte c’è una specie di impronta a forma di piede, enorme. Ma è solo un curioso dislivello del terreno. “Quando l’ho vista, ho subito pensato che i giornali di tutto il mondo avrebbero potuto scriverne almeno per un anno” però sono uno scienziato e devo dire, senza ombra di dubbio, che nessun “mostro verde” dimora sul suolo marziano. Il pianeta è assolutamente disabitato”. Per il momento, almeno. È già stato programmato che nel 2030 l’uomo atterrerà finalmente su Marte e verificherà proprio la possibilità di sviluppare elementari forme di vita. E qui ci aspettano altre due piacevoli sorprese. Primo: a scendere sul “pianeta rosso” sarà una donna; secondo, indosserà una tuta made in Italy. Ne parliamo con l’ideatore, il dottor Lino Dainese, già noto per avere inventato la “gobba” delle tute da cosa di Valentino Rossi e Max Biaggi (utile per migliorare l’aerodinamica e per ridurre eventuali danni ala colonna vertebrale in caso di caduta). La tuta che ci mostra è davvero bella e super leggera. Eravamo abituati a vedere gli astronauti infagottati in scafandri ingombranti; com’è possibile che adesso basti questa specie di seconda pelle a proteggerli? “il nostro corpo”, spiega Dainese, “in assenza di gravità si gonfierebbe come una pala. Per questo occorre una tuta che mantenga una pressione costante. Un tempo ci si arrivava con la pressurizzazione; oggi abbiamo scoperto, grazie alla bioingegneria, che possiamo impiegare delle fibre al carbonio che mantengono la forma, qualsiasi movimento si faccia”. In parole povere, il progresso in questo campo sta facendo davvero passi da gigante ed è interessante sapere che li compie grazie anche alla sinergia tra scienziati e artigiani, molti dei quali sono proprio italiani.

Nel frattempo, rivogliamo a Goldstein un’ultima domanda che sta a cuore a tutti; è vero che nella Nasa esistono le prove concrete dell’esistenza degli ufo? Barry scuote la testa: “gli Ufo non esistono, parola mia!”. E se lo dice lui..

Primavera 1609. dall’alto del Campanile di San Marco A Venezia, Glielo Galilei scrutò il cielo con un ‘perspiciullium’, uno strumento da lui inventato, l’antesignano del moderno cannocchiale. Fino ad allora le osservazioni astronomiche erano state fatte solo ad occhio nudo. Glielo grazie a quel rudimentale attrezzo, riuscì a ‘squarciare’ l’oscurità dello spazio.

Da allora sono trascorsi 400 anni, e oggi Barry G. Goldstein, responsabile della Nasa per la missione ‘Phoenix Mars Lander’, è arrivato a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. Barry è conosciuto nel mondo come “l’uomo che ha trovato l’acqua su Marte” e, in anteprima mondiale , ha presentato i risultati delle analisi effettuate dalla sonda automatica (rientrata sulla Terra a novembre 2008 dopo una spedizione durata sei mesi) sul suolo marziano. Ma perché in Italia, e perché proprio a Bassano?

“La risposta è molto semplice”, spiega Barry. “Nel 2007, un anno prima del lancio di Phoneix (in italiano Fenice, come il vostro celebrato teatro veneziano), ero nella basilica di Santa Croce a Firenze, per visitare la tomba di Galileo Galilei. Credo sia stato lui ad ispirare questa mia missione”. Visita dovuta, quindi, in segno di ringraziamento. Ma Bassano cosa centra? La risposta ha dell’incredibile. “C’entra, perché la sonda automatica che ha studiato il suolo marziano ha scoperto che il terreno di Marte non solo non è acido, come ci si aspettava, ma è particolarmente alcalino, proprio come quello di Bassano del Grappa, patria dell’asparago bianco D.O.P

Non a caso, il presidente del consorzio di tutela del pregiato ortaggio ha approfittato dell’occasione per regalare all’ingegnere della Nasa un vaso con dei semi di asparago. Per piantarli su Marte? “Perché no?”, dice Barry. “L’ipotesi di coltivare dei vegetali sul “pianeta rosso” è ancora lontana, ma è straordinario poterne parlare. Adesso sappiamo che su quel pianeta c’è tutto ciò che serve per lo sviluppo della vita organica”. Quindi, la presenza dei marziani potrebbe essere più che un’ipotesi.. Barry ride e ci mostra un’immagine del filmato della sua missione: sul sole di Marte c’è una specie di impronta a forma di piede, enorme. Ma è solo un curioso dislivello del terreno. “Quando l’ho vista, ho subito pensato che i giornali di tutto il mondo avrebbero potuto scriverne almeno per un anno” però sono uno scienziato e devo dire, senza ombra di dubbio, che nessun “mostro verde” dimora sul suolo marziano. Il pianeta è assolutamente disabitato”. Per il momento, almeno. È già stato programmato che nel 2030 l’uomo atterrerà finalmente su Marte e verificherà proprio la possibilità di sviluppare elementari forme di vita. E qui ci aspettano altre due piacevoli sorprese. Primo: a scendere sul “pianeta rosso” sarà una donna; secondo, indosserà una tuta made in Italy. Ne parliamo con l’ideatore, il dottor Lino Dainese, già noto per avere inventato la “gobba” delle tute da cosa di Valentino Rossi e Max Biaggi (utile per migliorare l’aerodinamica e per ridurre eventuali danni ala colonna vertebrale in caso di caduta). La tuta che ci mostra è davvero bella e super leggera. Eravamo abituati a vedere gli astronauti infagottati in scafandri ingombranti; com’è possibile che adesso basti questa specie di seconda pelle a proteggerli? “il nostro corpo”, spiega Dainese, “in assenza di gravità si gonfierebbe come una pala. Per questo occorre una tuta che mantenga una pressione costante. Un tempo ci si arrivava con la pressurizzazione; oggi abbiamo scoperto, grazie alla bioingegneria, che possiamo impiegare delle fibre al carbonio che mantengono la forma, qualsiasi movimento si faccia”. In parole povere, il progresso in questo campo sta facendo davvero passi da gigante ed è interessante sapere che li compie grazie anche alla sinergia tra scienziati e artigiani, molti dei quali sono proprio italiani.

Nel frattempo, rivogliamo a Goldstein un’ultima domanda che sta a cuore a tutti; è vero che nella Nasa esistono le prove concrete dell’esistenza degli ufo? Barry scuote la testa: “gli Ufo non esistono, parola mia!”. E se lo dice lui..